Eventi >> Intersezioni VII
 
Daniel Buren
Costruire sulle vestigia: impermanenze
Opere in situ

Parco Archeologico di Scolacium (Borgia, Catanzaro)
MARCA, Catanzaro
27 luglio – 7 ottobre 2012

a cura di Alberto Fiz


Un progetto inedito
in due sedi con cinque nuove installazioni
realizzate per il Parco

Daniel Buren opera in situ, ovvero progetta e crea opere pensate su misura per un determinato luogo e un determinato pubblico, uniche e irripetibili. Lo fa dialogando con l’architettura di musei e gallerie, ma anche intervenendo direttamente in spazi urbani come piazze, giardini, ponti. Valendosi di uno "strumento visivo" invariabile — l’alternanza di strisce verticali bianche/colorate di 8,7 centimetri — Buren indaga da oltre 35 anni i rapporti fra l’opera d’arte, il luogo in cui prende corpo e lo spettatore. Al centro della sua proposizione vi sono, quindi, tematiche relative alla visibilità dell’opera e alla definizione del suo statuto, la volontà di rovesciare i modelli dati mediante la moltiplicazione dei punti di vista, il capovolgimento delle prospettive attraverso interferenze visive, nonché il tentativo, di volta in volta rivisitato e aggiornato, di interagire (in osmosi o in modo conflittuale) con lo spazio di intervento. Nei suoi lavori realizzati in situ, pittura, tessuto, legno, metallo, specchio, vetro, carta sono abbinati a formare opere a parete oppure complesse strutture ambientali, intese a proporre una lettura critica dell’oggetto d’arte, con riferimento alla sua storia disciplinare e culturale (scultura, pittura, monocromia, opera d’arte, …), alla codificazione del contesto (museo, spazio pubblico, …), al rapporto con il fruitore. 
Nel 1975 ha realizzato la sua prima Cabane Eclatée che ha rappresentato un punto di svolta ed accentuato l'interdipendenza tra l'opera e il luogo dov’è situata, attraverso un sottile gioco di costruzione e decostruzione.

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