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EVAN PENNY
Re Figured Il realismo dell'inganno

a cura di Daniel J. Schreiber e Alberto Fiz

21 aprile-30 giugno 2012

La prima mostra monografica dell’artista canadese in Italia
con oltre 40 opere

Dopo il successo della personale dedicata a Enzo Cucchi, il MARCA di Catanzaro presenta Re Figured, la prima mostra pubblica in Italia dello scultore canadese Evan Penny, tra i maggiori interpreti dell’arte plastica contemporanea.
L’iniziativa, a cura di Daniel J. Schreiber, direttore della Kunsthalle di Tubingen, e Alberto Fiz direttore artistica del MARCA, promossa dalla Provincia di Catanzaro-Assessorato alla Cultura, è frutto di una partnership internazionale che coinvolge il museo insieme alla Stiftung Kunsthalle di Tubingen, al Museum der Moderne di Salisburgo e al museo AGO di Toronto.
La rassegna è realizzata con il patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, dell’Associazione Scolacium e della Fondazione Rotella.
Re Figured, che s’inaugura al MARCA sabato 21 aprile alle ore 18,30 per rimanere aperta sino al 30 giugno, è la più importante mostra realizzata sino ad ora dell’artista con oltre 40 opere accompagnate da una selezione di stampe fotografiche.
I lavori sono in silicone, resina sintetica e bronzo e molti di essi hanno una dimensione monumentale con un’altezza di oltre due metri e mezzo come Aerial#2 o Stretch#1.
Sono opere in gran parte realizzate nell’ultimo decennio ma non mancano testimonianze precedenti che documentano l’evoluzione creativa di Penny. Non a caso si parte da Jim, una scultura del 1985 che lo scultore ha rivisitato nel 2011 realizzando Jim Revisited servendosi della scansione laser con aggiunta di capelli e peli.
“La mostra di Penny ribadisce il ruolo di primo piano raggiunto dal MARCA che ha realizzato un progetto così impegnativo insieme ad altri tre partner internazionali in una coproduzione insieme a Germania, Austria e Canada”, afferma Wanda Ferro Presidente della Provincia di Catanzaro. “Sono orgogliosa che sia il museo di Catanzaro ad imporre all’attenzione nazionale uno degli artisti che meglio hanno saputo rinnovare il linguaggio plastico attraverso opere sperimentali in grado di coinvolgere il pubblico attratto da un realismo solo apparente.”
Il percorso espositivo si sviluppa nei differenti ambienti del MARCA entrando in relazione anche con la collezione di arte antica esposta in permanenza all’interno del museo. Si crea, dunque, un dialogo straniante tra le sculture di Penny e i gessi di fine ‘800 e inizio ‘900 di Francesco Jerace attraverso un allestimento del tutto originale.
Le sculture di Evan Penny ritraggono il corpo umano nei minimi dettagli, fino all'ultimo capello, con tutte le rughe e i caratteri distintivi. Le sue figure, alle quali applica sapientemente strati di silicone e pigmenti, esprimono una presenza ossessivamente sensoriale. Eppure, il loro grado di artificio appare evidente in un’ambiguità consustanziale alla rappresentazione.
Come afferma Alberto Fiz “Penny sottolinea lo stato latente di chi osserva attratto e, nello stesso tempo respinto, da quanto si palesa come familiare. Il suo approccio sviluppa un dubbio cognitivo rispetto alla presenza enigmatica della rappresentazione che risulta precaria e incerta. E ancora: “Per Penny l’adesione all’iperrealismo e all’oggetto in quanto tale appare solo una messa in scena, un inganno della mente e dell’occhio. Al di là della facciata, l’artista innesca un’azione di sabotaggio che mette in discussione la componente percettiva secondo una metodologia tesa ad evacuare lo sguardo impedendogli di rimanere fisso nella sua sede. Ciò significa, fondamentalmente, una visione che diventa luogo intorno a cui costruire le nuove immagini.”
Tecniche di alienazione come la compressione, l'allungamento o la distorsione, evocano componenti caratteristiche della fotografia, della televisione o dell'immagine digitale ritoccata. Il risultato di tutto ciò è l’apparizione di sculture anamorfiche che sviluppano nella bidimensionalità, ritratti tridimensionali o personaggi che avanzano all'interno della quarta dimensione rappresentata dallo spazio. Fondamentalmente, Penny mette in scena il processo tecnologico facendo uso della materia in base ad un approccio straniante rispetto alle regole della virtualità.
In mostra vengono presentati tutti i cicli principali del lavoro di Penny con le sue immagini più embelmatiche.
C’è, per esempio, la serie L. Faux che segna l'inizio dell'attuale fase creativa di Penny guidata dal principio di rottura dei limiti tra la percezione naturale e quella comunicata dalla tecnologica. L'ambiguità delle opere si esprime nel titolo stesso, il quale si riferisce ad una donna reale di nome Libby Faux. Eppure, il significato della parola francese faux (falso) provoca dei dubbi sulla sua autenticità. Il messaggio dello scultore è contraddittorio poiché, se osservata da una certa distanza, questa scultura di una figura umana sembra una fotografia, ma se la si osserva da vicino dà l'impressione di essere un corpo vivo.
Di particolare interesse anche la serie No One—In Particular che nasce dalla constatazione che stampa e televisione ci mostrano spesso immagini e volti di persone sconosciute che percepiamo come esseri viventi grazie alla forza della nostra immaginazione. Le sculture distorte delle serie Stretch e Anamorph costituiscono, invece, risposte particolarmente significative alla domanda fondamentale di Penny su ciò che potrebbe accadere se le forme comuni appartenenti al concetto dell'essere umano come rappresentato nei mezzi di comunicazione bidimensionali venissero trasportate nello spazio reale. I titoli stessi fanno riferimento a questo interrogativo: "stretch" (stiramento) richiama le manipolazioni rese possibili da photoshop, un programma per il ritocco delle immagini, mentre il termine "anamorph" (anamorfosi) viene usato in ottica per identificare immagini distorte che sembrano normali se osservate da una data prospettiva. Quanto alla serie Backs, i ritratti si riferiscono a persone reali. I nomi propri dei modelli sono indicati nei titoli: Back of Norb, Back of Jay, Back of Richard, Back of Danny, o Back of Kelly. Back of Evan raffigura l'artista stesso e, tra i molti ritratti di uomini, ne troviamo anche uno femminile: Back of Martha. Una caratteristica comune a tutte queste sculture a mezzo busto è che le figure sono voltate rispetto al pubblico e rivolte verso il muro. Solamente osservando le opere di fianco si nota che i volti diventano sempre più piatti fino a trasformarsi in immagini simili a fotografie. Al contrario, la parte posteriore della testa e le spalle sono scolpite a tutto tondo e si inarcano verso il visitatore. Privi di volti caratterizzati e con le teste rasate, i soggetti si assomigliano tutti e questa mancanza di individualità costringe l'osservatore a cercare di leggere tratti della personalità da dettagli come il profilo, la pelle o i capelli.
A proposito della sua arte, il cinquantanovenne artista canadese nato in Sudafrica afferma: "Cerco di collocare le mie sculture a metà strada tra il modo in cui percepiamo gli altri nel tempo e nello spazio reali e il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri in un'immagine". Le sue creature ibride emergono tra queste due dimensioni e sfidano la percezione dell’osservatore in virtù della maniacale precisione e del modo in cui occupano fisicamente il nostro spazio vitale.
Una mostra, dunque, di grande impatto che analizza nella sua completezza l’indagine non solo artistica ma anche sociologica di un grande scultore contemporaneo.

L'esposizione è accompagnata da un’ampia monografia in italiano, inglese e tedesco pubblicato da Verlag der Buchhandlung Walther König, Colonia. Il volume include contributi di Alberto Fiz, David Moos, Evan Penny, Daniel J. Schreiber Veit Ziegelmaier e dell'editore.
  

  

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